ANTONIO MELILLO
Prima di Spazio Zero esistevano già la luce, la materia e il desiderio di trasformare gli spazi in luoghi da vivere.
OGNI ARCHITETTO PORTA CON SÉ UN LUOGO ORIGINARIO.
Non necessariamente il più bello. Non il più grande. Non il più curato.
Quello che, prima di ogni altra cosa, gli ha insegnato a osservare. Molto prima dei progetti, dei cantieri e della professione, esisteva già una sensibilità verso la luce, le proporzioni, i materiali e le emozioni che gli spazi sono capaci di generare. Alcuni luoghi non si dimenticano. Continuano a vivere dentro di noi e, silenziosamente, influenzano il nostro modo di progettare.
NON ERA TRA LE CASE PIÙ BELLE.
Prima ancora che diventasse la casa della mia famiglia, era un luogo semplice, nato per custodire il lavoro e la vita quotidiana.
Eppure, proprio tra quelle mura imperfette, ho imparato che il valore di uno spazio non dipende dalla sua apparenza, ma dalla qualità delle emozioni che riesce a custodire.
Ancora oggi, a distanza di anni, ricordo la sensazione di benessere che provavo entrando in quegli ambienti.
LA LUCE PRIMA DELL’ARCHITETTURA.
Prima di comprenderne il significato progettuale, ho conosciuto la luce come esperienza.
Entrava dalle finestre, attraversava le stanze, si posava sui pavimenti e sugli arredi, trasformando la percezione degli spazi durante il trascorrere delle ore.
Molto prima di diventare uno strumento di progetto, la luce è stata una presenza.
Forse è da lì che nasce la mia attenzione per il rapporto tra architettura, tempo e benessere.
COSTRUIRE PER IMMAGINARE.
Da bambino costruivo rifugi, nascondigli, piccoli mondi da inventare.
Non sapevo ancora che quello sarebbe diventato il mio lavoro. Sapevo soltanto che trasformare uno spazio significava trasformare anche il modo di viverlo. Con il tempo quella intuizione è diventata metodo, esperienza e professione.
L’ESPERIENZA COME CONSAPEVOLEZZA
Gli anni insegnano che progettare non significa aggiungere.
Significa comprendere. Comprendere le persone, i loro bisogni, le loro abitudini e il loro modo di abitare il mondo. Ogni progetto rappresenta l’incontro tra una storia esistente e una possibilità futura. L’architettura nasce esattamente in quel punto di equilibrio.
OGGI
Oggi considero ogni progetto un’occasione per restituire alle persone qualcosa che ho imparato nel tempo.
Gli spazi influenzano il nostro umore, i nostri gesti, le nostre relazioni e la qualità della nostra vita. Per questo continuo a progettare con la stessa curiosità di allora, ma con una consapevolezza diversa. Perché l’architettura non riguarda soltanto ciò che costruiamo. Riguarda il modo in cui scegliamo di vivere.
CRESCENDO HO COMPRESO CHE CIÒ CHE MI AFFASCINAVA NON ERANO SOLTANTO GLI EDIFICI, MA IL MODO IN CUI GLI SPAZI INFLUENZAVANO LE PERSONE. DA QUEL MOMENTO L’ARCHITETTURA È DIVENTATA IL LINGUAGGIO ATTRAVERSO CUI DARE FORMA A QUELLA RICERCA.
CON IL TEMPO SI SMETTE DI CERCARE SOLUZIONI E SI IMPARA A RICONOSCERE QUELLE GIUSTE.